QUARTO SPOSTAMENTO PER LA FORMAZIONE: DALLO SPECIFICO SERVIZIO ALLA RETE TERRITORIALE

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Nella riflessione aperta nei laboratori sul tema della formazione proponiamo un ulteriore elemento di riflessione ovvero lo spostamento dallo specifico servizio alla rete territoriale.

Qui per visualizzare gli articoli precedenti.

Quando parliamo di un ambito professionale molto specifico il rischio è di ridurre lo sguardo alla peculiarità del proprio servizio, di investire tantissimo nell’acquisire conoscenze tecniche di altissima qualità.

Oggi nessun servizio può dirsi autosufficiente o capace di perseguire la sua mission in una corsa solitaria. È infatti il tempo delle integrazioni tra sociale e sanitario, tra educativo e scolastico, tra culturale e imprenditoriale. È il tempo dei mescolamenti, degli accostamenti anche un po’ arditi che mai si era pensato di provare o proporre.

Questo significa che ogni operatore è sì parte di un servizio, è sì un professionista con il suo background e la sua complessa identità lavorativa ma anche un necessario pezzo di un puzzle più ampio che in quanto tale deve ricercare connessioni con altri. Una ricerca di connessioni che non ha a che fare con il buonismo, con l’apertura e la buona disponibilità verso l’altro ma diventa sempre di più un elemento di salvaguardia nel proprio lavoro, uno strumento necessario allo studio e all’intervento sui problemi. Ciò comporta una modifica negli sguardi, un allargamento delle competenze, una visuale che, consapevole della sua parzialità, sa creare il grandangolo insieme agli sguardi degli altri per poter vedere meglio la realtà.

Per questo pensare alla formazione come percorsi dedicati a singole categorie professionali, in questo caso ai bibliotecari, è di per sé limitativo perché produce processi fittizi, parziali e lontani dalla realtà che chiede ben altro. Chiede soprattutto di concepirsi come gruppi pensanti, in una logica reticolare, complementare ad altri e quindi con questi altri in una relazione di interdipendenza costante. Significa anche esplorare altri ambiti lavorativi, altri codici interpretativi, altri modelli di azione dai quali magari attingere competenze, strategie, punti di vista.

È questo un modo per aprirsi agli altri servizi, costruendo le basi per quella rete territoriale di cui tanto si parla ma è che così difficile da creare, forse proprio per questa poca propensione a considerarsi solo una parte dello sguardo sulla realtà e della mano che su di essa può intervenire.

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