QUINTO SPOSTAMENTO PER LA FORMAZIONE: DA SUPER PARTES A PARTE DELLA COMUNITA’

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Concludiamo le serie di ipotesi di spostamento relativi al tema della formazione. L’ultimo punto riguarda il passaggio dal percepirsi super partes ad essere parte della comunità.

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Risulta ormai assodato che nessun operatore possa vivere la sua professione come un campo di lavoro asettico, come un fantomatico osservatore esterno o un attivatore neutrale di interventi. Quando rimettiamo in gioco gli elementi umani e relazionali dobbiamo per forza accettare che siamo implicati nei processi, che questi ci trasformano come noi trasformiamo e influenziamo essi. Non si può essere operatori in un processo di comunità chiamandosene fuori, senza pensare che ci sono dimensioni essenziali come la fiducia che hanno bisogno della presenza fisica, dell’incontro, del tempo, dell’informale, della condivisione di esperienze per attivarsi.

Tutti i servizi oggi faticano a vedersi come parte dei territori, delle loro difficoltà e contraddizioni, eppure sono pieni zeppi di questa realtà di cui fanno parte pienamente e solo accettando di farne parte possono in qualche modo esercitare le proprie funzioni di supporto, accompagnamento, pensiero, facilitazione, trasformazione.

La biblioteca è un pezzo della comunità, occupa uno spazio fisico, interagisce con l’ambiente circostante, con l’immaginario delle persone, contribuisce a creare l’atmosfera del luogo, permette o inibisce processi. A sua volta è continuamente esposta alle influenze del territorio che la trasformano, la scuotono, la stimolano. Riconoscersi in questa relazione è fondamentale per capire che le persone con le quali lavoriamo reagiscono alle nostre azioni e che queste non avvengono nel vuoto, in un asettico laboratorio ma sono dense dell’umanità e della storia delle relazioni di quel territorio.

Forse la caratteristica di presidio culturale non aiuta le biblioteche a sentirsi parte della comunità, come se la biblioteca fosse una sorta di luogo nel quale si costudisce una ricchezza data a prescindere dal contesto territoriale nel quale si colloca. Ma se riusciamo a vedere che la cultura non è solo questo, che sono le persone e le comunità che la costruiscono e la ricostruiscono continuamente per dare senso alla vita e agli eventi che la punteggiano, allora forse riusciamo a vedere più chiaramente quanto il legame con quella terra sia un essenziale oggetto di lavoro, anche con le sue scarsità, parzialità, superficialità, banalità.

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